Gabriella Sorrentino | La vendetta di un uomo tranquillo
Un film che avrà venduto sette biglietti in tutto. Insuccesso meritatissimo.
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locandina film la vendetta di un uomo tranquillo

La vendetta di un uomo tranquillo

Un film che avrà venduto sette biglietti in tutto. Insuccesso meritatissimo.

La storia

Un uomo, a cui viene uccisa la fidanzata e ridotto il padre in fin di vita durante una rapina, decide di vendicarsi: uccide tutta la banda che ha fatto il colpo. Fine della storia.

La recensione

Un film di cui non si ricorda nessuna interpretazione magistrale: la trama è scialba, prevedibile, più che trama sembra un filo. Un film che io e la mia amica Sara abbiamo visto giustamente da sole nella sala altrimenti vuota. Non c’è scenografia; dicono che il direttore della fotografia sia una delle figure più importanti nella costruzione di un film, perché è colui che si occupa dell’impatto visivo delle immagini sullo spettatore, ma grazie a questo film scopro oggi che Arnau Valls Colomer -oltre ad utilizzare nel suo sito la stessa font del The New Yorker – ha in portfolio un discreto insieme di film, che però non brillano per l’impatto visuale.

La cosa che più colpisce non è che ancora una volta la giustizia privata vince su quella pubblica, enunciato che già ci mette tutti d’accordo, ma che non si legge un filo di emozione: gli attori sono come degli automi con dei ruoli che lasciano poco alla spontaneità emotiva. Vendetta è la parola chiave, ma è talmente semplice e scontata che non riesco ad essere solidale con José, pur riconoscendogli umanamente tutta la sofferenza del torto subito. Di vendetta ne parlava già Truffaut nel 1968 ne La sposa in nero, ma ci coinvolgeva di più -se non altro per le immagini così ben equilibrate da rimanere impresse come dipinti.

Se questo è il miglior film spagnolo dell’anno, credo che sentirò la mancanza di Almodóvar, nonostante il suo Julieta non mi fosse piaciuto neanche un po’.

Il trailer

Insomma… non andate a vederlo!

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