Gabriella Sorrentino | Pink Bricks
Venerdì sera sono stata al Foyer 900 - Scafati, per un favoloso concerto della tribute band più famosa del territorio: i Pink Bricks.
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Pink Bricks

Venerdì sera sono stata al Foyer 900 – Scafati, per un favoloso concerto della tribute band più famosa del territorio: i Pink Bricks.

Foyer 900

Pink Bricks al Foyer 900La struttura, sita in Via Enrico Berlinguer, 6 di Scafati, ha un’atmosfera calda e accogliente, curata in ogni minimo particolare e con personale qualificato e professionale. Tutti gentilissimi, all’arrivo ci hanno offerto un cocktail di benvenuto e un piatto al buffet di buona qualità, da consumare presso le comode poltroncine nello spazio antistante la sala – il foyer, appunto. La sala, con circa 300 posti, offre poltrone comode e spaziose, la vista al palcoscenico è ottimale da quasi ogni seduta, essendo lo spazio ben progettato e ottimamente organizzato.

Pink Bricks

Pink Bricks al Foyer 900Il gruppo nasce nel 2006 dall’amore e la passione per la musica, con l’obiettivo di rendere omaggio, celebrare e condividere le emozioni suscitate dalla musica dei Pink Floyd; dopo varie vicissitudini e grazie al successo sempre maggiore riscosso via via durante le esibizioni, oggi si è ampliato e ridefinito, comprendendo, oltre agli strumenti di base, anche un coro e il sassofono. Il gruppo è composto da:

  • Alessio D’Amaro, chitarrista
  • Antonello Buonocore, bassista
  • Antonio De Cola alla batteria,
  • Francesco Matrone come lead voice,
  • Carmen Vitiello, Mafalda Angrisani e Peppe Del Sorbo per la sezione cori,
  • Antonio Maiorano al sassofono,
  • Casimiro Erario e Sergio Duccilli alle tastiere,
  • Alessandro Vitiello alla chitarra.

La serata

Pink Bricks al Foyer 900Quando Angelo mi chiama, anche se sono le otto del mattino e io sto incespicando per cercare di non arrivare tardi al lavoro, so che devo rispondere perché sicuramente mi vuole proporre qualcosa di carino. Così giovedì mattina, quando mi chiede se può prendere i biglietti per la sera dopo, gli dico di sì, senza esitazione e con molta fiducia. Chiamo Sara, anche lei si fida a occhi chiusi. Arriviamo al Foyer 900 mentre Angelo ci racconta del suo ultimo viaggio a Cuba -e io inveisco contro Sara che invece mi ha portato a Monaco, parcheggiamo in un attimo e subito siamo dentro. Una brevissima fila, e io e Angelo sorseggiamo il nostro drink analcolico davvero molto delicato, mentre Sara con il suo immancabile aplomb gusta un bicchiere di vino, che per la verità ha trovato non molto amabile – ma sarà che lei è abituata a cose meno commerciali e di fascia alta.

Nel frattempo incontriamo Donato, fan sfegatato dei Pink Bricks, che ci promette buona musica e bella serata -anche se non è riuscito a coinvolgere mio padre che invece non si fida mai, proprio come il Signornò.

Il concerto

Pink Bricks al Foyer 900Quattro chiacchiere ed è subito ora di entrare. Ci accomodiamo, le luci si abbassano e subito inizia un’intro di circa dieci minuti, che ci immerge nell’atmosfera dei Pink e ci rassicura sulla qualità dell’esecuzione: sin dal primo momento, infatti, quello che abbiamo ascoltato è stato un suono limpido e pulito, nonostante – a detta di Donato- l’acustica non fosse delle migliori.

Salgono man mano sul palco i vari componenti del gruppo; capiamo subito che Francesco Matrone, il lead vocalist, non è il front man della situazione, algido e serio come non mai, anche se la sua voce ci è piaciuta molto. Simpaticissimo invece il bassista Antonello Buonocore, un po’ impacciato nei momenti discorsivi ma fluido ed emozionante al basso; inutile dirvi che Sara si è innamorata delle coriste -ha finalmente deciso cosa vuol fare da grande, abbandonando l’idea dell’hostess di volo-, straordinarie e con voce di grande impatto. La batteria, di Pasquale Benincasa, era talmente potente che è stato necessario proteggere le onde con un paravento, ma è arrivata comunque ai nostri cuori forte e chiara. La chitarra di Alessio D’Amaro pure ci è piaciuta, ma mai come il sassofono di Antonio Maiorano, che ci ha innamorato più di ogni altra cosa.

Recensione

Pink Bricks al Foyer 900Le due ore di concerto sono volate, grazie anche alla strategica breve pausa per saziare gli assetati. L’esecuzione è magistrale, non ha niente a che vedere con le cover band di cui siamo abituati a subire le canzonette nei locali della provincia. Siamo di fronte a musicisti di altissimo livello, professionisti in grado di calamitare l’attenzione in maniera piacevole anche per un tempo relativamente lungo. Inoltre, il costo del biglietto, compreso di consumazione mangia-e-bevi, ci è sembrato più che democratico – scomoda solo la distribuzione dei biglietti, ma perdonabile se inquadrata in un’ottica di territorialità e familiarità. 

L’intervista al bassista dei Pink Bricks, Antonello Buonocore

Mi congratulo soprattutto con la disponibilità e la celerità di Antonello Buonocore, che ha subito accettato di rispondere alle mie domande.

Che effetto fa suonare le canzoni dei Pink Floyd? Perché questa scelta e non quella di inserire dei pezzi vostri?

La prima volta che ho ascoltato i Pink Floyd ero piccolo, avevo 13 anni. Dopo quell’ascolto ho deciso di diventare musicista. I Pink Floyd mi hanno avvicinato alla musica. Oggi, dopo tanti anni, da professionista, posso dire che suonare la musica dei Pink Floyd è un vero e proprio tributo e ringraziamento. Essendo professionisti nel campo della musica, viviamo anche di altre cose, abbiamo anche altri progetti.

Qual è la soddisfazione più grande? Quale invece la difficoltà che incontrate più spesso?

La soddisfazione più grande è vedere nel volto dei nostri fan e sentire tra le le loro parole il fatto che riusciamo a ricreare grossomodo le atmosfere e gli ambienti che creavano i Pink Floyd nei loro live. Questa cosa ci piace molto. La difficoltà che incontriamo più spesso è quella di riuscire a suonare tutti insieme, perché la nostra band è numerosa. Spesso ci esibiamo in formazione ridotta per difficoltà relative a spazi piccoli in cui ci accolgono.

Come risponde il territorio alla vostra proposta musicale?

Le persone che vengono ad ascoltarci rispondono bene a questa musica. È la magia dei PF: trovi l’adolescente o la persona di 80 anni, restano tutti affascinati ad ascoltare, anche chi non è appassionato dei Pink Floyd e li ascolta per la prima volta.

Quali sono i prossimi progetti?

Il prossimo progetto che abbiamo è quello di portare il nostro tributo ad un livello più grande, organizzare un vero e proprio tour che possa partire prima dai teatri in giro per l’Italia. Per far questo, abbiamo bisogno di una produzione. Siamo in cerca dunque di un manager e un produttore che possano sposare il nostro progetto.

Perché il vostro cantante non sorride mai?

Non so il perché, forse è un atteggiamento.

Insomma, da non perdere: il prossimo 3 febbraio i Pink Bricks saranno a Cava de’ Tirreni.