Skip to content
Leggenda del soul, pietra miliare della black music, Stevland Hardaway Morris, più noto come Steve Wonder, è uno dei più grandi musicisti non vedenti di tutti i tempi.

Stevie nasce il 13 maggio 1950 a Saginaw, nel Michigan. Il parto prematuro gli causerà la retinopatia che lo renderà cieco sin da subito. A quattro anni già suona il piano, man mano si avvicina anche al basso, all’armonica a bocca, alla batteria e alle percussioni in generale. A soli undici anni entra per la prima volta in sala registrazione, a tredici era sul palco come session man dei Rolling Stones.

MOLTISSIMI PREMI

«Può suonare qualsiasi cosa,» dice di lui Elton John, «credevo di essere un buon musicista, ma lui è assolutamente superiore. Può suonare con Charlie Parker o John Coltrane ed essere bravo quanto loro». Non mancano infatti numerosi riconoscimenti dal mondo musicale: 25 Grammy Awards, un Oscar per la migliore canzone dal film La signora in rosso — solo per citarne qualcuno. Tra le onorificenze, nel 2014 arriva anche la Medaglia Presidenziale della Libertà, la massima decorazione degli Stati Uniti.

MUSICA E CECITÀ

Nell’occasione del concerto a Londra dello scorso luglio, Stevie apre così:

Prima di iniziare il concerto vorrei dire qualcosa a tutti voi. Qualcosa di semplice. In questo periodo problematico voglio dire solamente che amo tutti voi, nessuno escluso. Vi amo perché ho avuto una benedizione, la cecità. Che mi serve per comunicare a a chi mi ascolta di usare le proprie capacità ogni giorno. Ogni giorno è quello adatto per fare la volontà di Dio e per usare la musica per incoraggiare le persone ad andare avanti.

UN MESSAGGIO DI PACE

Nello stesso concerto, Stevie prosegue, mostrando il suo supporto al Black Live Matter Movement:

Quello che spero è che possiamo fare la differenza. E se anche voi ne siete convinti, vi prego di scegliere l’amore al posto dell’odio. È davvero semplice. Amore sopra l’odio, giusto invece che sbagliato, gentilezza al posto della cattiveria. Speranza. Tutte le vite sono importanti, ma il motivo per cui dico “black lives matter” è perché siamo la popolazione originaria di questo mondo. Dentro ognuno di noi scorre sangue nero! Smettiamola di denigrare le culture, amiamo noi stessi e le nostre famiglie. Questo è quello che mi sento di dire.

PART TIME LOVERS

Estrema difficoltà nello scegliere una delle sue canzoni da allegare a questo articolo… Sono tutte belle, riportano la mente in luoghi fantastici e risvegliano sempre un sorriso sul viso. Vi lascio questa, perché mi piace la leggerezza e il suo modo di divertirsi in mezzo a 120 mila persone, e per il fatto che, anche se spesso quello che ci fa stare bene è sbagliato, perché non farlo? La vita, in fondo, è un attimo.


Altro da leggere

Un’immagine di scena duramte lo spettacolo “King is dead” al teatro Diana di Nocera Inferiore (SA). Sullo sfondo, la scenografia è composta da un pannello di boiserie bianca dove sono scritte a caratteri cubitali, in nero, le parole “King is dead”.
[TEATRO] “Il medico dei maiali”, regia e testo di Davide Sacco. Cast: Luca Bizzarri, Francesco Montanari, David Sebasti e Mauro Marino.
Questa immagine ritrae Valerio Mastandrea in una scena dello spettacolo“Migliore” di Mattia Torre. La scena è priva di scenografia, è tutto buio, Mastandrea è vestito con un completo formale nero e indossa la cravatta. Solo la camicia è bianca, a evidenziare il suo viso e le sue mani. Un cono di luce lo illumina, facendolo spiccare ancora di più. L’impressione è che emerga dallo sfondo.
È Valerio Mastandrea a narrare magistralmente in un monologo la storia di Alfredo, ironica, cinica e terribile, sul testo di Mattia Torre per il teatro, diretto da Paolo Sorrentino per la tv.
Nella mitologia classica, la metamorfosi è il linguaggio degli dei. Nei versi di Ovidio, il cambiamento di forma è un atto sacro, un passaggio che rivela la verità profonda degli esseri umani.
Skip to content