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Elezioni amministrative 2020: immagine di mano che inserisce una scheda elettorale nella scatola del voto.
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Ho seguito l’incontro che si è tenuto ieri sera a palazzo di città tra l’Osservatorio cittadino sulla condizione delle persone con disabilità e i sette candidati a sindaco per le elezioni amministrative del 20-21 settembre 2020.

Il presidente dell’Osservatorio cittadino sulla condizione delle persone con disabilità, Vincenzo Prisco, ha chiesto ai candidati di rispondere, in dieci minuti, a due domande: quale programma hanno per la problematica della diversa abilità e quali rapporti intendono sostenere con l’Osservatorio cittadino sulla condizione delle persone con disabilità.

Mi è sembrato un buon momento ricco di proposte, anche se ancora esistono rappresentanti della politica che si siedono a un tavolo di discussione e chiedono la parola (di fatto parlano) pur non sapendo nulla dell’argomento trattato. È, per esempio, il caso del candidato 5 Stelle, che ha esordito così: «Forse stasera avremmo dovuto invertire i ruoli: cioè stare io ad ascoltare e voi a parlare, perché è una realtà che non conosco abbastanza. Non sapevo di 13 associazioni. Sapevo di tante situazioni di sofferenza nelle nostre famiglie. Non sapevo di questo tipo di organizzazione e conoscevo l’Osservatorio ma non in maniera così approfondita. Avrei preferito fare il contrario, però ci tocca presentarci e quindi ci presentiamo». Ma procediamo con ordine.

ENRICO BASTOLLA

«Bisogna fare sinergia con istituzioni pubbliche, private e con le associazioni che fanno parte dell’Osservatorio. Dobbiamo utilizzare questo sistema di rete rendendolo più efficace». Come? «Creando una stretta di controllo sulle entrate delle casse del comune». Il candidato propone una spending review come una ottimizzazione spesa-benefici. Inoltre sostiene che ci sia un eccessivo carico sulla famiglia. Parla di ammortizzatori economici e sussidi sociali. Il candidato invita famiglie e associazioni a non allontanarsi dalle politiche decisionali ma farne parte integrante, attraverso un bisogno di sostegno reciproco. Altri spunti leggermente interessanti, ma la lettura del suo discorso è molto veloce e densa, quindi è difficile carpirne i punti chiave in assenza di un supporto cartaceo su cui poter seguire. Chiaro il fatto che l’assessore alle politiche sociali verrebbe scelto insieme alle associazioni.

UMBERTO FERRIGNO

Segue l’intervento di Umberto Ferrigno. Interessante il fatto che a suo avviso sia la scuola l’agenzia più importante di un territorio, e che questa abbia ancora difficoltà nell’accogliere persone con disabilità», e ancora: «Per noi è un onore stare vicino alle persone con disabilità», continuando: «Il punto fondamentale è che sia l‘ente il collante di tutte le organizzazioni che si interessano della disabilità, in primis la scuola, gli uffici comunali, le altre strutture che sono preposte ad accogliere persone con disabilità. Vi posso garantire che io vedo quotidianamente problematiche nella scuola, l’agenzia più importante di un territorio con difficoltà nell’accogliere persone con disabilità: questo nasce probabilmente a causa dello scollamento tra quelle che sono le organizzazioni al fine di poter dare un serio contributo. […] Immagino di poter essere immediatamente impegnato vicino alla scuola, vicino alla famiglia, le due agenzie più importanti per poter risolvere e stare vicino ai più deboli e a queste fasce disagiate».

Il candidato Umberto Ferrigno

MARCELLO MUROLO

Il candidato propone subito una lista di cose da fare, per essere concreto: «Io credo che un ente comunale che voglia affrontare il problema della disabilità debba agire con tre direttrici fondamentali concretamente. Migliorare la collaborazione e la sinergia tra i servizi sociali e i servizi sanitari territoriali: questi settori devono valutare insieme e ciascuno dal proprio lato conoscere esigenze di persone che si rivolgono l’una all’altra e che non camminano in parallelo. Quindi, un miglior livello di collaborazione e di comunicazione per migliorare la sinergia. […] Il secondo punto è […] che la politica non deve essere solo una politica di assistenza ma una politica di inclusione, quindi la partecipazione in società. La terza (linea ispiratrice, ndr) è il ruolo dell’associazionismo. Io credo che un’amministrazione pubblica, anche a fronte dei tanti limiti operativi  che ha, di carenza di personale, carenze strutturali, carenze economiche… debba fare sistema con il mondo del volontariato e il mondo dell’associazionismo in base a un principio di sussidiarietà operativa». Un’idea interessante è stata quella relativa all’utilizzo dei beni comuni: «Anche i beni comuni devono diventare strumento di inclusione. Questo significa, concretamente, che i cittadini e le associazioni che vorranno utilizzare i vari beni comuni. come le strutture comunali, gli edifici comunali, per i loro progetti e i loro programmi, saranno valutati in maniera positiva se prevedono misure specifiche di inclusione per le categorie disagiate». Nel suo programma infatti è previsto un assessorato ai beni comuni, oltre alla creazione di parchi giochi, anche in frazione, per ragazzi disabili. Anche le società che gestiscono impianti sportivi dovrebbero garantire l’accesso facilitato per le persone disabili. L’eliminazione delle barriere architettoniche dovrebbe far parte, per il candidato, di una programmazione organica e continuativa.

LUIGI PETRONE

«Bisogna camminare insieme, molte volte le associazioni vengono viste come un parcheggio per queste persone. I disabili devono stare insieme a noi». Tutti i progetti che il candidato immagina funzioneranno facendo camminare parallelamente il privato e il pubblico. Nella realizzazione di percorsi educativi, la società deve garantire i luoghi da vivere come luoghi di scoperta, di ricerca aggregativa in situazioni di costante sperimentazione. La personalità e la creatività di tutti i ragazzi, anche disabili, sono determinanti alle esigenze di vivere e di confrontarsi con degli altri, di organizzarsi in relazione ad operazioni logiche attraverso metodologie e tecniche di apprendimento rivolte alle esigenze individuali». Il candidato prevede dunque una serrata educazione alle abilità funzionali di vita favorendo la percezione del sé, la capacità di ascolto, la comunicazione attraverso codici diversi, lo sviluppo psicomotorio, la condivisione delle proprie abilità e capacità nella facilitazione di rapporti interpersonali. Tutti questi obiettivi sono inclusi in un continuum con le famiglie ed eventualmente con il supporto di psicologi professionisti. Il luogo individuato per l’attivazione e lo sviluppo di laboratori e attività è Villa Rende.

DAVIDE TREZZA

La risposta alle domande di Prisco sono per questo candidato brevi e incisive: «Per quanto riguarda la visione del mondo della disabilità è un tema che parte da quello che è un tema molto nostro (del partito, ndr): il tema delle disuguaglianze. La nostra stessa ragione di essere è il confronto con le diseguaglianze. La necessità di doverle affrontare e superare. Confrontarsi con le barriere non vuol dire soltanto pensare alle barriere architettoniche ma vuol dire avere anche problemi nel diritto all’ascolto e ricevere un’adeguata informazione di quali sono i diritti delle persone con disabilità e adeguata assistenza senza dover fare una trafila di dodicimila uffici. […] Per noi è necessario abbattere una serie di barriere che sono pregiudizievoli». Che si traduce in una serie di diritti. La cosa che mi colpisce però è che per la prima volta sento una cosa del genere: «Come confrontarsi con il tema della disabilità? Sicuramente i temi sono due: uno di matrice culturale, l’altro di matrice pratica. Sul piano culturale dobbiamo smetterla di affrontare questo tema a parte rispetto a tutto il resto. Non è che possiamo fare delle rassegne culturali nelle quali un giorno trattiamo la scuola, un giorno trattiamo le donne e un giorno trattiamo la disabilità. Non c’è nulla di diverso da tutto il resto nel mondo della disabilità. Finché continueremo, sul nostro corso, a girarci ogni volta che passa una persona sulla carrozzina, non avremo affrontato il tema della disabilità. […] Sul piano culturale si può fare moltissimo, dalle stesse iniziative che un assessorato alla cultura può intraprendere. In secondo luogo abbiamo le diseguaglianze. […] Dobbiamo parlare di lavoro. La legge 68 del 99 parla di accesso al lavoro di diversamente abili. […] Il centro per l’impiego, attraverso gli articoli 11 e 12 della legge 68, può stipulare convenzioni con le aziende che hanno l’obbligo di assumere dei soggetti svantaggiati. Questa legge continua a non funzionare come dovrebbe. Attraverso questa stessa legge, all’articolo 14, c’è il fondo regionale che prevede l’esborso di risorse per poter abbattere queste barriere architettoniche. […] L’abbattimento delle barriere passa attraverso un percorso complessivo dell’inserimento di queste persone nel mondo del lavoro». Bisognerebbe, attraverso il piano di zona, incentivare i tirocini extracurricolari per i soggetti svantaggiati. 

VINCENZO SERVALLI

«La disabilità è una questione complessa. Intanto perché ci sono tante disabilità e anche nell’ambito della stessa disabilità la condizione della persona cambia da soggetto a soggetto nel corso del progresso della vita. È sempre complesso ed estremamente difficile pensare di affrontare questo tema con il rischio della metodica per un verso e delle parole senza costrutto nell’altro verso». E ancora, «Io sono tutt’altro che pessimista. […] Dobbiamo combattere e raggiungere i nostri obiettivi. Noi nella nostra città lo faremo insieme all’Osservatorio come abbiamo provato a fare in questi anni. […] Vogliamo favorire tutti i progetti che mettono insieme nella realizzazione dei progetti. Dobbiamo continuare e migliorare. Questo è il mio obiettivo, senza pensare a soluzioni definitive». La chiusura mi è piaciuta particolarmente: «Ecco, il tema della disabilità è un po’ come la linea di un orizzonte: ci si avvicina e lei si allontana. Si migliora ma aumentano le complessità. Si fa qualche passo avanti, ma le esigenze sono sempre più complesse. E quindi noi dobbiamo combattere. Combattere sul piano culturale e sul piano pratico, mettendo in campo progetti e soluzioni concrete». Mi sembra la posizione di chi conosce veramente la complessità e le sfaccettature della condizione di disabilità, di chi ha lavorato seriamente e sa cosa vuol dire mettere in pratica un programma.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Io ho riportato alcuni pezzi di discorso che mi hanno colpito di più. Naturalmente non so come debba essere il candidato sindaco perfetto, sono sicura che la sfida è ardua e il lavoro da fare veramente difficile: bisogna abbracciare la complessità di un tessuto sociale disomogeneo e cercare di soddisfare i bisogni di tutti. Però alcune cose mi lasciano molto perplessa. Intanto vi avevo promesso le parti secondo me salienti dei discorsi dei sette candidati. Invece ne trovate solo sei: un candidato che si siede a una tavola rotonda con una premessa di ammissione di ignoranza, per me non va neanche ascoltato. Mi chiedo quale impegno possa offrire una persona che non conosce le criticità del territorio e del tessuto sociale della città che vuole gestire; quali opportunità può cogliere una eventuale amministrazione impreparata e soprattutto quale dignità restituire alle persone con le quali si sta confrontando senza conoscerne l’esistenza. Ed è inutile parlare delle varie esperienza in Africa, che fanno sì radical chic, ma che sono un pugno nello stomaco per le oltre undicimila persone a Cava de’ Tirreni — territorio che il candidato a sindaco dovrebbe conoscere a menadito per poterlo amministrare e gestire — che vivono la condizione della disabilità.

Ho sentito candidati sindaci parlare ancora di normodotati e disabili, come se ci fosse un noi e un loro. Perché classificare queste persone sulla base della loro condizione di disabilità? Non è forse vero che tutti noi abbiamo, a confronto l’uno con l’altro, diverse abilità?

Un’altra cosa che mi fa molto arrabbiare è il grossolano parallelismo disabile = debole/disagiato. Andatelo a chiedere alle migliaia di atleti paralimpici se sono deboli o disagiati, magari provate a fare un 100 metri con Emanuele Di Marino o provate a saltare con Arjola Dedai — poi ditemi chi tra voi e loro è più debole. Quando qualcuno che vuole rappresentare altri che nutrono fiducia in lui parla di qualcosa, deve secondo me eccellere in quell’argomento: bisogna puntare verso l’alto. Come faccio ad esempio a credere a un candidato che mi parla di qualità della scuola se egli stesso non sa banalmente distinguere un apostrofo da un accento? 

Ma la cosa più scandalosa è la difficilissima reperibilità di materiale informativo di base. Che ci vuole nel 2020 a mettere su un sito web (accessibile naturalmente) e inserire il materiale propagandistico? Ieri quando uno dei candidati ha offerto il suo intervento stampato, quasi ci siamo scannati per accaparrarne una copia. La mancanza di comunicazione, di chiarezza, pone gli elettori in una situazione di inefficienza critica. Bisogna sì fidarsi e affidarsi, ma sulla base di informazioni corrette e veritiere, da poter elaborare in prima persona per formare un autonomo pensiero critico.

Per lavoro, osservo quotidianamente il cosiddetto mondo della disabilità e mi rendo conto che l’unica cosa vera è che ancora non abbiamo ancora uno sguardo orientato alla persona. Questo significa che portiamo ancora una notevole sorta di imbarazzo quando dobbiamo affrontare un tema come questo dell’inclusione. L’unico abbattimento di barriere per me valido è quello relativo alle barriere culturali e di pensiero. Bisogna affrontare la questione a monte: è nella progettazione che bisogna pensare all’accessibilità. È il pensiero che deve essere inclusivo, “a scale zero”. 

LINK UTILI

Emanuele Di Marino e Arjola Dedai sono due atleti paralimpici che ho intervistato per Orione n. 19, “Il sogno”. Trovate l’articolo qui.

Osservatorio cittadino sulla condizione delle persone con disabilità: qui info e orari.

Per il testo della Legge 68 del 1999: clicca qui.

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