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di Gabriella Sorrentino e Nicla Iacovino

Ciao Gabriella. Permetti una parola? Ti do la mia parola che sarò breve!

Come vedi, non solo parole ma fatti: ecco il mio articolo per Orione collegato al tema della parola. Ti mando anche una piccola lista di libri sui giochi con le parole che, parola mia, potrebbe essere utile. Le parole vanno via col vento, ciò che è scritto resta. Sei riuscita con questo pezzo a chiudere finalmente questo numero? E’ ‘na parolaaa! P.S. Oggi…… SSsss, non farne parola! A presto

Saluti Nicla

GABRIELLA

Ciao Nicla, grazie per il tuo contributo. In poche parole, non ho risposto subito perché mi hanno sempre detto: Pensa Prima Parla Poi Perché Parola Poco Pensata Porta Pena; ti prendo in parola: valuteremo insieme come inserire al meglio in questo numero di Orione un gioco di parole. Per la chiusura del numero, siamo sempre fuori tempo ma non è detta l’ultima parola: faremo del nostro meglio. La parola d’ordine è “forza!” Ti saluto, prima di restar senza parole, in attesa di riabbracciarti presto. Parola mia!

Ciao da Gabriella

NICLA

Dunque tra poco senza parole la bocca, e questa sera saremo in fondo alla valle, dove le feste han spento tutte le lampade…

Sono versi di Franco Fortini  tratti da Foglio di via e altri versi, poesia scritta dall’ autore nel 1944 quando le atrocità e assurdità della guerra lasciavano ammutoliti e senza parole. Non so se Fortini giocasse con le parole, Montale sì, scrisse tra l’altro un componimento poetico, in forma di acrostico, nel quale le prime lettere delle parole di ogni verso, lette in verticale, danno il nome della poetessa Maria Luisa Spaziani. I giochi con le parole sono antichissimi, la Sfinge usava parole enigmatiche che avevano un valore rituale soprattutto di iniziazione, rappresentavano una sfida sapienziale che richiedeva una soluzione. Ma le parole sono anche giocattoli, come scriveva Gianni Rodari nel libro La grammatica della fantasia, parole in gioco che possono, attraverso l’utilizzo di determinate strutture linguistiche, portare alla sperimentazione di nuove forme letterarie o poetiche; è ciò che si proponeva l’OuLiPo (acronimo del francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero “Officina di Letteratura Potenziale”) che mirava a creare opere usando, tra le altre, le tecniche della scrittura vincolata detta anche a restrizione o contrainte. L’Oulipo venne fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais. Altri membri di spicco, Georges Perec, Italo Calvino e il poeta e matematico Jacques Roubaud. 

Nel nostro piccolo, noi ora Gabriella, ci cimenteremo in una forma di scrittura che utilizza due termini guida: parola/parole e libro/libri. Ci siamo date cioè un tema, una regola o vincolo, per affrontare l’argomento di questo numero di Orione. Rodari adottava la regola dei “Binomi fantastici” che consiste nell’accostare due parole il più possibile lontane tra loro per significato e contesto. Questo accostamento insolito spinge l’immaginazione a creare una relazione inedita, generando storie originali, o fantastiche, come ad esempio La strada di cioccolato, racconto contenuto nel bel libro Favole a telefono.  Abbiamo scelto di accostare qui “parole” e “libri”, beh, non sono termini lontani tra loro, anzi, i libri sono per lo più fatti di parole…ma tu ce l’hai un’idea? come diceva Stefano Benni nel suo libro “Ballate”…un’idea, di/quelle che c’erano una volta/che uno si svegliava una mattina/e si accendeva la lampadina/non ce l’hai un’idea?

GABRIELLA

Ciao Nicla, amo le parole e i libri come niente altro al mondo. Non solo per quello che dicono, ma anche per la loro forma tipografica. Starei ore e ore a guardare le grazie, le legature, e ogni piccolo indizio di inchiostro nero sulle pagine bianche. Ecco a te, e ai nostri lettori quello che penso se accosto parole e libri.

IL LIBRO CHE AVEVA PAURA DELLE PAROLE

C’era una volta un libro molto ordinato. Stava su uno scaffale dritto dritto, tra un dizionario e un atlante, e andava molto fiero delle sue pagine numerate. Il suo problema erano le parole. Le parole, infatti, non stavano mai ferme.
Saltavano da una riga all’altra, cambiavano idea, facevano rima senza permesso. Una mattina la parola nuvola scappò dalla pagina 12 e andò a dormire accanto alla parola cucchiaio nella pagina 47. «Questo è inaccettabile!», protestò il libro. «Le parole devono stare dove le metto io». Ma le parole non ascoltavano. La parola viaggio partì con la parola scarpa. La parola silenzio fece amicizia con la parola tamburo. E la parola bambino si sedette accanto alla parola galassia per guardare le stelle tra una riga e l’altra. Il libro era sempre più confuso. Poi un giorno arrivò una bambina, aprì il libro e cominciò a leggere. Ma, siccome le parole si erano spostate, la storia cambiava continuamente. Prima parlava di una forchetta astronauta, poi di una bicicletta che sapeva leggere, poi di un gatto bibliotecario che prestava sogni invece dei libri. La bambina rise. «Questo è il libro più bello che abbia mai letto», disse. Il libro, per la prima volta, rimase in silenzio. Capì una cosa importante: le parole non erano fatte per stare ferme dentro i libri. I libri servono solo a dare alle parole un posto da cui partire. E da quel giorno quel libro smise di avere paura. Lasciò le sue pagine un po’ in disordine, perché aveva capito che le storie migliori nascono proprio quando le parole decidono di non comportarsi da parole… ma da avventure.

NICLA

Wow, Gabriella!, hai applicato la contrainte libro/parola raccontando una bella storia! Lo stupore, come vedi, non è solo nel testo ma nella regola, e il testo sta fondamentalmente nella sua applicazione. 

È quello che fanno i poeti quando dalle rime baciate o alternate realizzano un sonetto. Anche io sono sempre stata attratta dai libri e dai giochi con le parole. Me ne sono occupata per anni con la rivista di cultura ludica Tangram. Avrei tanti e tanti libri da proporre ai lettori che vogliono avvicinarsi o approfondire il tema dei giochi con le parole, ne cito qualcuno tra quelli a me più cari. Eccoli! “Esercizi di stile” in cui Raymond Queneau scrive ben 99 volte la stessa semplice storia; i classici di Giampaolo Dossena, tra i tanti: “La zia era assatanata”, “Garibaldi fu ferito”, “Dizionario dei giochi con le parole”, “Il dado e l’alfabeto”; di Stefano Bartezzaghi “Accavallavacca, inventario di parole da gioco”, “Enigmistica”, “Parole in gioco, per una semiotica del gioco linguistico”, “Narrare humanum est”; di Ennio Peres (Mister Aster), “L’Anagramma per intelletti creativi”, “Giochi di parole e con le parole”, “Corso di enigmistica”; di Daniel Pennac e Stefano Bartezzaghi “Le parole fanno solletico”; di Giuseppe Varaldo “All’alba Shahrazad andrà ammazzata”, si tratta di sonetti monovocalici deliziosi, con la prefazione di Umberto Eco e a cura di Stefano Bartezzaghi; a cura di Raffaele Aragona, “Oplepiana, dizionario di letteratura potenziale”; di Paolo Albani “Aga, Magera, Difura, Dizionario delle lingue immaginarie”. A proposito di lingue immaginarie, come non restare folgorati da “Gnosi delle fanfole” di Fosco Maraini, dove le parole sono inventate ma restituiscono tutta la bellezza e la musicalità dei versi poetici: Il lonfo non vaterca né gluisce/ e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce/sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta…; 

In questa piccola lista non può mancare:  “I draghi locopei, imparare l’italiano con i giochi di parole”, di Ersilia Zamponi, presentazione di Umberto Eco, che è stato il primo libro letto a trasmettermi la passione di giocare con le parole e a traghettarmi nell’infinito mondo delle parole per gioco.

PICCOLA POSTILLA

Questo scritto è frutto di un lavoro a quattro mani nato un po’ per gioco e un po’ per caso tra me e Nicla. Ho utilizzato, per qualche pezzettino, l’aiuto di un’intelligenza artificiale, un po’ per gioco e un po’ per sperimentarla. Ci siamo confrontate in seguito rispetto a quanta creatività ci fosse in uno scritto coadiuvato dall’AI. Per questa volta, abbiamo scelto di inserire lo stesso il pezzo, in quanto per arrivare alla versione proposta è stato comunque fatto un lavoro di immissione parole, frasi, e creatività umana. Naturalmente la riflessione resta aperta. Nel frattempo, ci auguriamo di aver allietato i nostri lettori.


QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO SU ORIONE N. 37, “PAROLE”, NELLA SEZIONE ESPERIENZE — MAGGIO-AGOSTO 2026

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La copertina della rivista Orione. Il personaggio illustrato è Dario Fo.

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