Nel 2026, un’esperienza un po’ vintage quella del Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore, dove i biglietti si acquistano solo fisicamente (ma riesci solo al terzo tentativo), ti ritrovi seduto su una sedia di plastica accanto alla platea (ma messa lì solo nel momento in cui arrivi, pagandola a prezzo pieno) e, se sei seduto in platea e la ribalta del tuo posto non ribalta… Prontamente le maschere accorrono per sostituire il cuscino difettoso, con un gioco di incastri e mentre le persone provano anch’esse a incastrarsi nei posti assegnati (in maniera non univoca). Comunque, il sipario si alza e “King is dead” scritto a caratteri cubitali sulla scenografia con boiserie introduce sin da subito la vicenda che scatenerà la storia. Il medico dei maiali di Davide Sacco, con Luca Bizzarri e Francesco Montanari è una piccola grande metafora del contemporaneo, attuale come non mai.
Un reggente muore all’improvviso, il grande temporale impedisce al medico di palazzo di arrivare a constatarne il decesso, per cui il compito viene assegnato all’unico medico presente in struttura — un veterinario. «Il caso nella vita, come nella letteratura, non esiste. E se esiste è perché qualcuno lo ha voluto». Subito inizia a instillarsi il dubbio. Il medico dei maiali, appunto, che cresce e vive in mezzo a loro, ne descrive i comportamenti: vengono picchiati e maltrattati dal fattore, ma appena ne hanno l’occasione, non perdono tempo a mangiarlo per intero, o a pezzi. Ma chi sono i maiali? Il medico capisce che la morte accidentale è in realtà una copertura — la cospirazione dei più fedeli mira invece alla distruzione della monarchia: «ho ucciso il re», «hai ucciso un uomo», e ancora, «ucciderne uno per salvarli tutti».
Il testo, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022, è il terzo capitolo della trilogia La ballata degli uomini bestia di Davide Sacco (Caracò Editore), che comprende “L’uomo più crudele del mondo” e “Sesto potere”. «Un testo pericoloso», quello de Il medico dei maiali, come Luca Bizzarri stesso afferma, «è quello che dovrebbe essere sempre il teatro. Il teatro nasce per essere pericoloso ed è un peccato quando non lo è. Quando lo è, è normale». Pericoloso perché tutto si capovolge da un momento all’altro. Chi sembrava furbo viene messo al tappeto, chi sembrava stupido è in grado invece di scegliere e determinare il proprio destino. «Fai molta attenzione, perché in momenti come questi amici e nemici si confondono», il monito. Un testo che fa riflettere, dove fa impressione anche l’ingresso in scena del principe che, vestito da nazista, canta Bella ciao. Come a dire che chiunque può essere chiunque, nessuno rimane fedele neanche a se stesso. Un testo che mette in luce il malessere del contemporaneo, dove la definizione identitaria non deriva da un ideale, un credo, una fede o dalla lealtà, ma da dinamiche di potere, dalla convenienza materiale, dall’illusione del proprio ego che scompare in una bolla. O meglio, con un colpo di pistola.
DAVIDE SACCO
Giovanissimo protagonista della drammaturgia italiana, classe 1990, Davide Sacco firma numerosi spettacoli di successo, con attori molto noti come Lino Guanciale, Francesco Montanari, Luca Bizzarri e Gianmarco Saurino. Innegabile la forza del testo: come lui stesso dichiara in una bellissima intervista su teatro.it, Sacco crede che «ci debba essere bellezza nell’esecuzione della parola e della frase, ma senza giravolte auliche fine a sé stesse».
LUCA BIZZARRI
Conosciuto ai più per i programmi Tv (tra cui Camera Cafè con Paolo Kessisoglu e Quelli che il calcio), Bizzarri esordisce sin da subito a teatro, con lo spettacolo Pignasecca e Pignaverde del 1986. Farà poi tanta strada, dimostrandosi una figura poliedrica al cinema, al teatro, in programmi TV e spot, in podcast e videoclip, senza farsi mancare la pubblicazione di un paio di libri (Disturbo della pubblica quiete per Mondadori, 2020 e Non hanno un amico, Mondandori 2024).
FRANCESCO MONTANARI
“Il libanese” della famosa serie TV Romanzo criminale consacra Francesco Montanari alla notorietà spianandogli la strada per il piccolo e per il grande schermo. Distretto di polizia, Squadra antimafia, Il cacciatore, Maschi veri, sono solo alcune delle serie che lo vedono interprete di personaggi talvolta spigolosi; non si contano le presenze teatrali — non ultime, tra le altre, le regie di Michele Placido, Luciano Melchionna, Fortunato Cerlino (che ho intervistato per Orione in questo articolo).