In scena il 14 e il 15 febbraio 2026 al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, L’amore non basta è un piccolo-grande dramma del contemporaneo. Lo spettacolo rientra nel cartellone della sesta rassegna teatrale NEO, della compagnia teatrale Le Ombre.
Sul testo (per la verità non molto originale) di Marco Fortuna, la regia di Gianni D’Amato ricava una riflessione veramente preziosa che tra un caffè e l’altro, sembra mettere profonde radici. Quasi fa paura la consapevolezza di quanto sia labile il confine tra la disperazione e lo stare bene: «Un conto è andarci di proposito, su un’isola deserta, altro conto è naufragare. Bisogna abituarsi alla solitudine». Ed è proprio la solitudine a essere al centro di tutte le scene, dialoghi-monologhi, paure, indecisioni, vie di fuga tappate. Come già molti anni fa Bauman anticipava: «Nel nostro mondo di individualismo rampante, le relazioni presentano i loro pro e contro. Vacillano costantemente tra un dolce sogno e un orribile incubo, e nessuno può mai dire quando l’uno si trasforma nell’altro. Quasi sempre le due manifestazioni coabitano, sebbene a diversi livelli di coscienza. In uno scenario di vita liquido-moderno, le relazioni sono forse le più diffuse, acute, sentite e sgradevoli incarnazioni». (Zygmunt Bauman: Amore liquido — Editore Laterza — 2006)
L’uomo (o ciò che resta di lui), reduce da un divorzio, smette di fare tutto. Lavoro, amici, addirittura non risponde alle chiamate del figlio, interpretato dal giovanissimo Manuel Gargiulo. Interpretata da una ipnotica Simona Serio, unico raggio di sole nella vita del protagonista, la sua nuova “compagna” è proprio come lui l’ha desiderata: comprende i suoi pensieri, ha i suoi stessi desideri. È, per il protagonista interpretato da Mirko Gabola, l’unica risposta alla sua convinzione: «Molto spesso le persone sono più finte degli oggetti». È l’unica risposta al suo «ho tanto bisogno, ho tanto bisogno di essere amato!». Un protagonista senza nome: uno dei tanti, uno di noi. Niente di più attuale, pensare alla liquidità delle relazioni, quelle che al giorno d’oggi ti chiedono di seguirti su Instagram, perché chiedere il numero di telefono è troppo. Sulle amate note di Sfiorivano le viole di Rino Gaetano (altra scelta di regia che ci è piaciuta assai), la riflessione diventa man mano più ardua, fino a esplodere in un crescendo di dolore e irrimediabilità. Tutto sfiorisce, però, anche quell’amore sintetico che all’inizio sembrava dovesse durare per sempre.















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