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Referendum riduzione parlamentari: vota NO
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«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?».

Questo il quesito del referendum al quale siamo chiamati a rispondere il 20 e 21 settembre 2020. In poche parole, la legge costituzionale prevede la riduzione del numero di parlamentari da 630 a 400 per la Camera dei Deputati e da 315 a 200 per la Camera del Senato. Il referendum è costituzionale, dunque non prevede il raggiungimento di quorum e il suo risultato, nell’uno o nell’altro caso sarà valido. 

Vi spiego perché io voterò NO: innanzitutto la motivazione che molti offrono relativa al taglio della spesa pubblica in caso di vittoria del sì è demagogica e fuorviante. Sono contraria al governo di pochi, se vincesse il sì l’unico risultato che otterremmo sarebbe un appiattimento della rappresentanza popolare in parlamento e dunque una drastica riduzione della democrazia. 

SI RISPARMIANO SOLDI PUBBLICI: NON È VERO 

Se da un lato è necessario e urgente ridurre i costi della politica e spendere meglio i soldi pubblici, dall’altro lato è importante salvaguardare la pluralità delle voci. 

Nel caso vincesse il sì, si risparmierebbero solo 57 milioni di euro l’anno,lo 0,007% della spesa pubblica italiana, più o meno un caffè a testa l’anno. Dunque, il risparmio stimato non è così schiacciante a fronte di un impoverimento drastico della rappresentatività di Camera e Senato. 

ABBIAMO IL PIÙ GRANDE NUMERO DI PARLAMENTARI IN EUROPA: NON È VERO

I padri costituenti, nel 1948, avevano disposto il numero dei parlamentari facendo una proporzione rispetto alla popolazione: 1 deputato ogni 80.000 abitanti e 1 senatore ogni 200.000. La revisione costituzionale del 1963 ha fissato poi il numero totale a 945 (315 senatori, 630 deputati), corrispondenti oggi a 1,6 parlamentari ogni 100.000 abitanti, tra i più bassi livelli di rappresentanza politica in rapporto alla popolazione dell’intera Unione Europea. L’Italia è uno dei paesi europei con il più basso rapporto in termini di rappresentanza democratica: 

Deputati e popolazione tabella di Gabriella Sorrentino
Fonte per i dati sulla popolazione di ogni paese: Eurostat. Ultimo update: 10.07.2020. Fonte: clicca qui.

Modificando il numero dei parlamentari cambia anche il livello di rappresentanza della popolazione: se ogni parlamentare rappresenta un numero maggiore di persone significa che vengono meno la tutela della pluralità e delle minoranze. Equivale a una minore rappresentanza del popolo e quindi meno voce dello stesso.

UNA RIFORMA SENZA FUTURO

Un altro problema di questo referendum è che non è stata prevista una riforma chiara e soprattutto equa rispetto alla legge elettorale. Lo spiega bene questo esempio:

«Per i più scettici proviamo a entrare nel merito e capire una questione molto complessa: le soglie implicite. Come funzionano? Con il taglio dei rappresentanti proposto, il numero di senatori diminuirà drasticamente (e fin qui è tutto chiaro). Essendoci meno posti a disposizione, servirà un risultato molto alto per poter far eleggere qualcuno (Soglie implicite, appunto). E questo risultato varierà da regione a regione. In Liguria, per esempio, se passerà la riforma verranno eletti solamente 5 senatori. Di conseguenza, per poter eleggere un senatore bisognerà prendere a livello regionale almeno il 12,5%. In Basilicata, invece, i senatori eletti saranno 3 e qualsiasi partito che prenderà meno del 20% non potrà eleggerne nessuno. Allo stesso modo, proprio perché il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finirebbe ad avere un senatore ogni 328.000 abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 171.000. Non trovate, forse, che questo creerebbe dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B e che, come sempre, a pagare sarebbe il Sud? Certo che sì».

Non vi sono indicazioni sul futuro funzionamento del parlamento, quindi la tesi dell’eventuale semplificazione gestionale cade prima ancora di essere messa in discussione. 

Dopo la riforma, se vincesse il sì, l’Italia diventerebbe uno dei paesi con il più basso livello di rappresentanza politica in rapporto alla popolazione dell’intera Unione Europea, ulteriormente più basso rispetto a quello attuale.

LA TEMPISTICA

Un altro motivo per cui votare NO a questo referendum è la tempistica imposta dal governo: accorpare questo voto alle amministrative indette in molti comuni, significa intanto privare il cittadino della giusta e corretta informazione. Inoltre ci sarebbe uno squilibrio di affluenza tra le città in cui ci si trova al seggio per le amministrative insieme al referendum e le città con il solo il referendum in cabina. Solo in queste ultime infatti la campagna referendaria risulta più chiara in quanto il tema non passa in secondo piano e non si sovrappone alle campagne dei programmi politici locali e regionali.

LIMITAZIONI IRRAGIONEVOLI

È il governo che sceglie la data delle votazioni, ponendo così una limitazione irragionevole rispetto al diritto di informazione: accorpare questo voto alle amministrative indette in molti comuni significa bombardare gli elettori con due diverse campagne, quella relativa alle amministrative locali e regionali e quella dello stesso referendum. Questo governo viene meno così anche al Patto internazionale sui diritti civili e politici che l’Italia ha ratificato nel 1978 con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In particolare, l’articolo 25 alla lettera a) dispone:

«Tutti i cittadini avranno il diritto e la possibilità, senza limitazioni irragionevoli (without unreasonable restrictions) di partecipare alla gestione degli affari pubblici, direttamente o attraverso rappresentanti liberamente eletti». 

CONCLUSIONI

A chi giova che il popolo sia meno rappresentato in parlamento? La democrazia ne uscirebbe rafforzata o indebolita? È importante che l’Italia mantenga una vasta forma rappresentativa in Parlamento, ultimo baluardo della democrazia, ovvero il sistema di governo in cui la sovranità è esercitata dal popolo, direttamente o indirettamente. Pericle, nel suo Discorso agli ateniesi, già nel 431 a.C. ci insegnava che il cittadino non deve solo esercitare la sovranità popolare partecipando alle elezioni ma deve poi chiedere conto ai suoi delegati di ciò che fanno nell’interesse comune, partecipando al dibattito pubblico. 

«Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. (…) Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore».

Non lasciate che siano gli altri a scegliere per voi. Votate NO alla diminuzione della rappresentanza popolare in Parlamento, perché proprio come recita l’articolo 1 della Costituzione italiana, la sovranità appartiene al popolo.

FONTI

Maurizio Molinari, Repubblica del 20 agosto 2020: Perché votare No al referendum

Per la popolazione dei Paesi Europei rappresentati in tabella: clicca qui

Adnkronos.it: Referendum, Sardine: “Se vince il Sì ci sarà problema democratico”

News-town.it: Referendum sul taglio dei parlamentari: le ragioni per dire NO

Ohchr.org: International Covenant on Civil and Political Rights  

AdnKronos.it: Referendum, Sardine: ”Se vince il Sì ci sarà problema democratico”

Pericle: Discorso agli ateniesi, in Tucidite, Storie II, 34-36.

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